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remarketing retargeting | © ai
Succede continuamente.
Stai pensando di comprare un nuovo paio di scarpe.
Fai una ricerca online.
Visiti qualche sito.
Guardi due o tre modelli.
Poi chiudi tutto.
Qualche ora dopo apri un altro sito e...
Eccole lì.
Le stesse scarpe.
Apri un social.
Ancora scarpe.
Visiti un altro sito.
Di nuovo pubblicità di scarpe.
A quel punto viene spontaneo chiedersi:
"Ma Internet mi sta seguendo?"
In un certo senso, la tua attività online può contribuire a determinare quali pubblicità ti vengono mostrate.
Ma vediamo cosa succede realmente.
Quando navighiamo su Internet lasciamo continuamente dei segnali.
Visitiamo pagine.
Cerchiamo prodotti.
Clicchiamo su determinati contenuti.
Interagiamo con siti e applicazioni.
In alcuni casi, e in base alle tecnologie utilizzate e alle preferenze privacy espresse dall'utente, queste informazioni possono essere utilizzate dai sistemi pubblicitari per capire quali argomenti o prodotti potrebbero interessarci.
Facciamo un esempio.
Visiti un e-commerce.
Guardi una bicicletta.
Non la compri.
Successivamente potresti vedere una pubblicità relativa proprio a quella bicicletta o a prodotti simili.
Questa tecnica viene comunemente chiamata remarketing o retargeting.
Il concetto è abbastanza semplice.
Un'azienda sa che una persona ha mostrato interesse verso un determinato prodotto o servizio.
Invece di mostrare successivamente una pubblicità completamente casuale, può cercare di raggiungere nuovamente quell'utente con un messaggio collegato a ciò che aveva già visualizzato.
È un po' come entrare in un negozio, guardare a lungo un paio di scarpe e poi uscire senza comprarle.
Se il negoziante potesse incontrarti nuovamente il giorno dopo, probabilmente ti direbbe:
"Ci stai ancora pensando?"
Online qualcosa di simile può avvenire attraverso i sistemi pubblicitari.
Qui entrano in gioco diverse tecnologie.
I cookie sono probabilmente la più conosciuta, ma non sono l'unico elemento che può essere coinvolto nell'ecosistema pubblicitario digitale.
A seconda dei servizi utilizzati possono entrare in gioco:
cookie;
account con cui abbiamo effettuato l'accesso;
identificatori associati a dispositivi o applicazioni;
dati relativi alle interazioni;
informazioni condivise tra servizi secondo le relative impostazioni e autorizzazioni.
Il funzionamento preciso dipende dalla piattaforma, dal dispositivo, dalle impostazioni privacy e dai consensi forniti.
Il risultato, però, può essere quello che tutti conosciamo:
guardiamo un prodotto e successivamente iniziamo a vedere pubblicità correlate.
Non necessariamente nel modo in cui potremmo immaginarlo.
Un sistema pubblicitario non ha necessariamente bisogno di mostrare a un inserzionista il tuo nome e cognome per decidere quale pubblicità visualizzare.
Può essere sufficiente che il sistema riconosca un browser, un dispositivo, un account o un profilo pubblicitario come appartenente a un pubblico che ha mostrato interesse verso un determinato argomento.
Ad esempio:
"Questo utente ha visitato pagine dedicate alle biciclette."
Il sistema potrebbe quindi considerarlo potenzialmente interessato al ciclismo.
E mostrargli pubblicità correlate.
Questa è una delle cose che può sembrare più misteriosa.
Cerchi qualcosa dal computer.
Poi prendi lo smartphone.
E compare una pubblicità collegata alla ricerca fatta prima.
Com'è possibile?
Una delle possibili spiegazioni è che tu stia utilizzando servizi collegati allo stesso account su più dispositivi.
Se hai effettuato l'accesso a una piattaforma dal computer e dallo smartphone, il servizio può, in base alle proprie regole e alle impostazioni dell'utente, utilizzare informazioni associate all'account per personalizzare l'esperienza.
Non è quindi necessariamente il singolo dispositivo a essere riconosciuto.
Potrebbe essere l'ecosistema di servizi che utilizzi.
Qui la situazione diventa ancora più interessante.
Non sempre vediamo una pubblicità perché abbiamo cercato esattamente quel prodotto.
I sistemi pubblicitari possono cercare di individuare persone potenzialmente interessate basandosi su molti segnali.
Potresti aver visitato contenuti simili.
Potresti aver mostrato interesse per un determinato argomento.
Potresti appartenere a un pubblico che statisticamente tende a essere interessato a quel prodotto.
In altre parole, la pubblicità non reagisce soltanto a ciò che hai fatto.
In alcuni casi cerca anche di prevedere ciò che potrebbe interessarti.
Immagina un sistema che osserva soltanto alcuni segnali:
guardi spesso video di viaggi;
cerchi informazioni sui voli;
visiti siti di hotel;
leggi articoli su una determinata città.
Non serve necessariamente sapere cosa stai pensando.
Quei comportamenti possono già suggerire qualcosa.
Forse stai organizzando un viaggio.
Un sistema pubblicitario potrebbe quindi mostrarti annunci relativi a voli, hotel o servizi turistici.
Dal nostro punto di vista sembra quasi:
"Come facevano a saperlo?"
Dal punto di vista del sistema è semplicemente il risultato dell'analisi di tanti segnali.
In molti casi sì, almeno in parte.
Le principali piattaforme mettono a disposizione impostazioni relative alla personalizzazione degli annunci e alla privacy.
Inoltre, quando visitiamo un sito, possiamo gestire le preferenze relative ai cookie e ad alcune tecnologie di tracciamento quando previsto.
Possiamo anche controllare i permessi concessi alle applicazioni e le impostazioni degli account che utilizziamo.
Non significa necessariamente eliminare qualsiasi forma di pubblicità.
Significa avere maggiore consapevolezza su come determinate informazioni possono essere utilizzate per personalizzare ciò che vediamo.
La risposta più corretta è:
i sistemi digitali possono utilizzare i segnali che lasciamo durante la nostra attività online per decidere quali contenuti e pubblicità mostrarci.
Ogni ricerca.
Ogni visita.
Ogni clic.
Ogni interazione può, in determinati contesti e secondo le impostazioni applicabili, diventare un piccolo segnale.
Presi singolarmente possono significare poco.
Analizzati insieme possono raccontare molto sui nostri interessi.
Ed è proprio per questo che, dopo aver guardato quel famoso paio di scarpe...
potresti iniziare a vederlo praticamente ovunque.
Non è magia.
E probabilmente non è nemmeno una coincidenza.
È pubblicità digitale.
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